Rompere le barriere con la moda è davvero possibile?

Una moda contro gli stereotipi, che non veda protagonisti solo corpi perfetti: è una realtà realizzabile?

E’ di questi giorni la notizia riguardante il marchio Dolores Cortés USA, che ha usato come testimonial una bimba di 10 mesi. E fin qui, direte voi, nulla di strano. Ma la piccola, Valentina Guerrero, oltre ad essere il nuovo volto della campagna DC Kids è affetta dalla sindrome di Down. L’iniziativa nasce dal desiderio di valorizzare la bellezza interiore ancor prima di quella esteriore. Sia la stilista che la mamma, Ceceliz Fernando, sono concordi nell’affermare che le persone con sindrome down e in particolar modo i bambini, abbiano gli stessi diritti di chi è “normale”.
Inoltre, il 10% dei guadagni derivanti dalla campagna sarà devoluto alla Down Syndrome Association di Miami.

Fortunatamente la storia recente dell’industria della moda è disseminata di esempi simili.
Nel 2008 è stato indetto in Gran Bretagna, sulla falsa riga del franchise di America’s Next Top Model (a cui comunque hanno preso parte nel corso degli anni anche una ragazza non vedente ed una ragazza ustionata), il contest Britain’s Missing Top Model, aperto esclusivamente a ragazze con disabilità e vinto da Kelly Knox (alta, bella, bionda, occhi azzurri ed un solo braccio) e successivamente messa sotto contratto dall’agenzia Ben Barry che dal 1995 rappresenta “tutte le fashion models indipendentemente dalla loro età, taglia, passato, ed abilità”.
Un’altro esempio ancora è offerto da Aimee Mullins che, nata senza perone, ha subito l’amputazione di entrambe le gambe sotto al ginocchio all’età di un anno. La cosa non le ha però impedito di partecipare alle Paralimpiadi di Atlanta, di recitare per Matthew Barney e di intraprendere la carriera di modella: è stata voluta in passerella anche da Alexander McQueen, che l’ha fatta sfilare con degli arti in legno appositamente intagliati.
Impegnata nel promuovere il pensiero innovativo, occupandosi di immagine del corpo e dei problemi relativi ad opportunità ed equità nello sport e nella vita, lo scorso anno è stata scelta da L’Oréal come ambasciatrice mondiale.

        Kelly Knox

         Aimee Mullins sulla cover di Dazed & Confused

Aimee Mullins in passerella per McQueen

Da corpi “imperfetti” a corpi non più giovani, ha destato scalpore la scelta di American Apparel, che ha scelto di far posare un’attempata (bellissima) signora per la sua linea Advanced. L’incontro con Jacky, di lei si conosce il nome e poco di più, è avvenuto per caso: ”Abbiamo incontrato Jacky d’inverno in un ristorante di New York – spiega l’azienda  – e le abbiamo chiesto di posare per noi. E’ stato elettrizzante sentirle dire sì”.

In fondo in fondo forse le premesse per una moda che non contempli solo corpi perfetti, quando poi così perfetti non siamo, ci sono…

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2 thoughts on “Rompere le barriere con la moda è davvero possibile?

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