IndaBox: il ritiro pacchi per chi non vuol fare code

Ritiro pacchi senza sbatti: ecco IndaBox!

Lo shopping online, come immagino saprete, è una delle mie debolezze. E dal momento che durante il giorno sono in ufficio, tendenzialmente faccio arrivare i miei acquisti a casa e mi affido al servizio di portineria. O almeno, facevo così. Vuoi perché al mattino quando esco sono sempre di corsa e quando torno di sicuro in portineria non c’è nessuno – e ci mancherebbe, se vado a casa diretta arrivo alle 19 e non capita praticamente MAI -, cercavo qualcosa di più comodo per le mie necessità anche perché dovevo farmi arrivare i regali di Natale e non potevo permettermi intoppi di alcun genere. D’altronde, sono una brutta persona e ci ho pensato all’ultimo momento, un po’ per indecisione e un po’ perché il 25 dicembre mi sembrava tanto lontano (anche se non lo era affatto, sigh). Dunque, come fare in una situazione come questa? A volte si è fortunati, e mi è praticamente piovuta dal cielo una soluzione molto easy che ha permesso un epilogo positivo (ovvero, regali arrivati in tempo) e che si chiama IndaBox: se non me ne avessero parlato, nemmeno ci avrei pensato.

POSTAGEQuanto è carina la grafica del sito di IndaBox? Continua a leggere

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Sei su Facebook? Sei un Social Media Manager (ma anche no)

Disclaimer: come avrete senza dubbio notato, alcuni post di questo blog sono caratterizzati da una vena ironica/polemica. Questo è uno di quei post.

C’era una volta (di preciso, giovedì scorso) un bellissimo post di Valentina Falcinelli dedicato al mestiere di Copywriter ed alle voci che lo darebbero come facilmente eseguibile: perché no, non basta conoscere la lingua italiana per poterne fare un lavoro. Anzi, scrivere è un’arte e non è per niente facile riuscire a trasmettere qualcosa semplicemente con delle parole stampate.
Perciò prendo spunto dal suo post per dire che così come la capacità di usare correttamente l’H non qualifica automaticamente una persona ad improvvisarsi Copywriter, l’essere in possesso di account social e l’essere costanti nel pubblicare non fa di chiunque un Social Media Manager. Eppure, se avessi 1 euro per ogni volta che ho sentito sminuire così il mio lavoro, per ogni volta che mi sono sentita dire: “Ma allora non fai niente: stai tutto il giorno su Facebook! E che lavoro è?” potrei comprarmelo, Facebook.
Non solo, ogni tanto spunta un articolo che “spiega” come iniziare a fare questo lavoro partendo dal concetto che se twitti abitualmente sei già a metà dell’opera (anche su Glamour UK, che è praticamente la mia Bibbia: che delusione!). Certo, come no.

COFFEECi avete creduto? Mi spiace, fare il Social Media Manager non è facile: ecco perché

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5 cose che dovresti imparare da Peggy Olson

Prima di Sheryl Sandberg, c’era Peggy Olson. O almeno, ci sarebbe stata se non fosse che si tratta di un personaggio fittizio. Per chiunque viva sotto una roccia e non abbia mai visto una puntata di Mad Men (e se lavorate nel marketing/advertising/comunicazione dovete necessariamente guardare Man Men, senza “se” e senza “ma”), Peggy è uno dei personaggi chiave della serie targata AMC (la stessa rete di Breaking Bad e The Walking Dead, per intenderci) che, partendo dal 1960, racconta la storia americana attraverso un’agenzia pubblicitaria, originariamente la Sterling Cooper – assetto societario e nome cambieranno un bel po’ di volte. All’inizio del serial, nel 1960, Peggy Olson (interpretata dalla bravissima Elisabeth Moss) è la neoassunta segretaria di Don Draper, il direttore creativo. Ventenne, totalmente sprovveduta, insomma la novellina dell’ufficio.

Io, che con i telefilm sono compulsiva, me lo sono guardato tutto d’un fiato attraverso sessioni intensive di binge-watching e (grazie a Netflix, lavoriamo nel marketing e non si pirata!) dopo essere arrivata alla 6 stagione non posso che essere affascinata da questo personaggio, che si è evoluto come nessun altro dei protagonisti. E che potrebbe dare ancora oggi lezioni per quel che riguarda l’autopromozione e la capacità di saper valorizzare le proprie competenze.

4741_4318_480-gif“I’m Peggy Olson and I want to smoke some marijuana”.

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Se devi farlo, almeno fallo bene: piccole regole per usare i social

Chi mi legge da un po’ saprà che non perdono e non dimentico, specialmente quando si parla di social. E’ che mi infastidisce proprio vedere le cose fatte male. E’ più forte di me. Insomma, se devi farlo male piuttosto non lo fare: usare in maniera corretta Twitter, Facebook e compagnia bella non è semplice come può sembrare. Insomma (visto che è anche il mio mestiere), non è che si tratta di stare semplicemente lì a smanettare. Chiaramente, finché si tratta di usare i social network in veste di semplici utenti non è obbligatorio sottostare a regole particolari, anche se esistono alcune categorie di user davvero fastidiose o inquietanti, con le quali a volte mi trovo a dover interagire: ecco, anche lì un pochino di competenza in più sarebbe gradita.

Esco davvero dai gangheri però quando vedo gente che vorrebbe far credere di essere blogger senza nemmeno sapere da che parte girarsi. E invece ci sarebbero alcuni punti da seguire, per non essere proprio proprio naive quando ci si interfaccia con il proprio potenziale pubblico e con aziende/bella gente che vorrebbe ingaggiarvi. Quindi questo post nasce in parte anche come sfogo, perché ultimamente mi sono trovata – mio malgrado – a dover interagire con gente totalmente inesperta (quando così inesperta però non dovrebbe esserlo).

12e2a73a30173c5677a5dae54506be13Vi prego, imparate a muovervi nel pazzo pazzo mondo dei social prima di usarli: nessuno vi ha obbligato! Questa bellissima immagine proviene da Pinterest e voglio un Monopoly così Continua a leggere

Beauty finds

So di non aver scoperto nulla di nuovo e di non essere una guru della bellezza, ma anche se sono diventata una sportivona (ahahahahaha!) mi piace molto cercare prodotti nuovi e testarli. Insomma, alla fine c’è sempre quella cremina o quel beauty tool che potrebbe aiutare a migliorare la propria routine ed il proprio aspetto, quindi… Perché no?

Prima – sensazionale – scoperta: la spazzolina per il viso
Dal momento che sono troppo povera per acquistare il Clarisonic (e siccome sinceramente mi scocciava spendere tutti quei soldi senza sapere quale effetto avrebbe avuto sulla mia pelle quel tipo di aggeggio), ho acquistato il Face Cleansing di Bellissima Imetec. E’ arrivato a casa mia da pochissimo e ho iniziato ad usarlo solo sabato, ma ne sono già tanto tanto felice. Costa 50€, cifra tutto sommato piuttosto ragionevole per un oggetto che può essere usato quotidianamente (dipende da quanto è sensibile la vostra pelle). Come è fatto? Alla parte principale, che va a batterie – le prime ve le forniscono loro! – si agganciano 5 tipi diversi di spazzoline: sensibile, normale, peeling, massaggio e assorbimento prodotti cosmetici. Per ora ho provato solo le prime 3, effettuando la pulizia quotidiana con la spazzola normale o sensibile (dipende da quanto la pelle è stressata) associata ad un detergente specifico per il viso e testando una volta alla settimana il peeling, che nel mio caso è più che sufficiente se non voglio farmi scoppiare i capillari – e non mi pare il caso -.
E se pensate (come me) di non avere tempo/voglia di usarla ricredetevi, perché ci si impiega pochissimo in quanto bastano 20 secondi sulla fronte, 20 su naso e mento, 20 su collo e decollété e 10 per ciascuna guancia. Insomma, a conti fatti si tratta di 1 minuto e 10. E siccome va anche sotto la doccia non avete proprio scuse.

BeautyWalkinFashionTutti insieme appassionatamente: shampoo secco Batiste, mascara They’re Real!, pennello per correttore Flormar, gel anti-gonfiore Sephora e face cleanser Imetec.

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